Berlin 2011 Marschen, Essen, Trinken!

Alexander Platz, auf wiedersehen!

C'era la neve:

"Faccio quattro passi a piedi

fino alla frontiera" - "Vengo con te".

Franco Battiato, Alexander Platz,

Playlist

Giovedì 28 aprile 2011

02.45. Levataccia per essere all'aeroporto di Palermo alle 5 di mattina.

Scalo a Rimini. Filippo, in aeroporto, non capisce cosa gli dico e risponde: "Cosa? Devi fare la pipì? Anch'io!"

12.15. In albergo a Berlino: Ibis Berlin Mitte.

14.30. Dopo una mala mangiata dal Burger King dell'Alexanderplatz, Roberto conduce una stanca brigata verso una lunga camminata da Alexanderplatz verso est, in direzione Potsdamerplatz.

Verde e porta di Brandeburgo

L'ironia di Raffaele mena fendenti a dritta e a manca.

Spazi verdi in pieno centro, a Mitte. Dimensioni grandiose. Statue di Marx, Engels e Massimiliano.

15.00. Università Von Humboldt. Luogo del rogo dei libri. L'omino del semaforo col cappello (Ampelmann) nell'ex Berlino Est.

15.30. Porta di Brandeburgo. Un tizio vestito da soldato sovietico con bandiera e un altro vestito da soldato americano, anche lui con bandiera. Musica del Favoloso mondo di Amélie. Basta poco, e posticcio, per creare un'atmosfera.

Memoriale dell'Olocausto

16.00. Roberto tira come un treno. La truppa arranca. Dopo breve pausa sotto gli alberi, Memoriale dell'Olocausto.

16.20. Gelataio immigrato qui da Trapani, con camioncino vicino il monumento, avverso alla costruzione del monumento stesso con soldi pubblici.

Sostiene che dietro ci sia "un ebreo" non meglio specificato, che il terreno sia costato moltissimo allo stato e che ne abbiano fatto un cimitero (il che non è vero) mentre i morti ebrei qui non ci sono mai stati. Non mi pare che abbia capito molto del monumento.

16.45. Potsdamerplatz. La ricordavo più impressionante. Resti del muro di Berlino portati qui dalla loro collocazione originaria. Gomme da masticare attaccate a mo' di lucchetti sul ponte Milvio a Roma.

17.00. Sony Center. Roberto, io e Gabriele al Museo del cinema e della televisione. Tutti gli altri allo Starbucks per rallentare i ritmi. Appuntamento per riunirsi alle 18.30 davanti all'Imax del Sony Centre.

Museo del cinema e della televisione. Allestimento molto interessante. L'unica cosa bella dell'essere ignorante è che si può sempre ignorare. Il film Metropolis è patrimonio mondiale dell'Umanità patrocinato dall'Unesco. Si progetta una serata tedesca, tornati a Palermo, a vedere L'angelo azzurro da Roberto con Gabriele, che, come me, non l'ha visto.

19.00. Grandi conti e confusione per comprare i biglietti giornalieri dei mezzi pubblici.

19.30. I soliti problemi per trovare un posto in cui cenare tutti. Infine ci dividiamo in tre gruppi: pizzeria, piccola Brauhaus, grande Brauhaus (cioè Brauhaus Lemke). Dove dietro ai boccali di birra volano rime ispirate.

22.30. Finalmente in camera.

Venerdì 29 aprile 2011

Altare di Pergamo

09.30. In strada verso il Pergamonmuseum. Bella giornata.

10.30. Entrati al Pergamonmuseum. Entrata gratuita anche senza prenotazione: poi dicono che i tedeschi non sono flessibili.

11.15. Continua la lunga visita all'Altare di Pergamo. I ragazzi di terza si vanno sedendo, nonostante le pur interessanti spiegazioni di Filippo: peccato. Porta di Mileto.

In quste sale, impressionanti nuove scenografie care alla Germania dell'Ottocento costruite con materiali antichi: rapporto con l'antico, uso dell'antico.

Prato nell'isola dei musei

12.00. Pausa nell'Isola dei musei, sul prato tra il Duomo e l'Altes Museum.

13.00. Pranzo al ristorante prudentemente prenotato da Roberto: Deponie. Birra generalizzata. Grandi conti alla fine perché i ragazzi decidono di pagare ognuno per quanto ha mangiato invece che alla romana.

14.45. Da Starbucks su Friedrichstraße.

15.00. Nella più grossa libreria di Berlino, la Dussmann.

C'è una grossa sezione per gli audiolibri. Roberto dice che solo in Italia non ce n'è una nelle librerie. Ecco perché è così difficile trovare audiolibri in italiano su Internet.

16.15. Fontana in stile macerie nella zona dello Zoo di Berlino. Entriamo prima all'acquario collegato allo zoo. Ovunque ci sono ingressi gratuiti o, come qui, fortemente ridotti per le scuole. L'acquario, che incanto. Rettilario. I serpenti tendono a stare nascosti. Insettario. C'è cli fa gli scherzi ai ragazzi facendoli saltare in aria toccando loro i capelli davanti alle nicchie degli insetti.

18.45. KaDeWe.

Sesto piano: molto cibo; una festa per gli occhi, ma pochi odori. Il cibo però non si mangia solo con gli occhi.

Festa per l'Herta BSC

20.00. Appuntamento fuori dal centro commerciale. Ci separiamo. Io, Roberto, i due Nicola, Gabriele, Joseph, andiamo in un ristorante indiano che conosce Roberto e si dimostrerà buonissimo (con una cameriera molto carina che mi ricorda la migliore amica di mia sorella). Gli altri vanno all'Irish Pub dell'Europa-Center. Davanti al quale i tifosi della squadra di Berlino, l'Herta BSC, festeggiano la vittoria sul TSV München 1860 (con cui sono stati promossi in Erste Liga) facendo un chiasso ben poco tedesco. Che infatti non manca di convincere la Polizia che è il caso di schierarsi tutto intorno. Non vediamo l'esito della scena perché entriamo nell'Europa-Center a raggiungere gli altri. Irish Pub: musica rock dal vivo.

23.00. Quando ne usciamo, fuori dall'Europa-Center c'è ancora la festa per la promozione in serie A, e la polizia sta portando via un tifoso arrestato. Uno dei poliziotti riprende tutto con una videocamera.

23.15. In metro verso l'hotel.

Sabato 30 aprile 2011

07.30. Sveglia impietosa. L'appuntamento è per le nove, fatta la colazione, pronti per partire verso la Gemäldegalerie.

Roberto aveva previsto cinque, incluso quello ebraico, ma gli altri accompagnatori l'hanno convinto a più miti consigli. Sono però ancora in corso le contrattazioni sul Museo d'arte medievale.

09.30. In metro verso la Gemäldegalerie. Discorso tecnologico con Beppe.

10.15. Alla Gemäldegalerie. Roberto, accompagnato da Guglielmo, parlamenta gagliardamente con la biglietteria.

Jan Vermeer, Giovane donna con collana di perle. Allestimento del museo: struttura costruita appositamente nel 1998. Ci sono salette laterali con ampie finestre-balcone con luce naturale ed eleganti panche per sedersi e discutere, come stanno facendo le due persone accanto a me, su qualche pittore che, guardacaso, non conosco.

Bagni pubblici del museo: premendo una seconda volta lo sciacquone si ferma l'acqua. Ecologia tedesca. Si conferma che i bagni sono il luogo più interessante per capire un popolo.

13.15. Spesa al supermercato alle Arkaden vicino Potsdamerplatz.

Pranzo sull'erba

14.30. Pranzo sull'erba in zona. Due si inseguono intorno al gruppo dei ragazzi stesi sull'erba per infilarsi un cubetto di chiaccio sotto la maglietta.

15.30. Roberto va con uno sparuto gruppo di intellettuali subito all'esplorazione della città, senza meta precisa. Il resto di noi inizia un lupus in tabula avvincente, al di fuori di qualunque forma di razionalità, in cui la gloriosa squadra dei lupi (io, Federico, Alessandro e Raffaele) trionferà (e Filippo morirà subito).

Pezzo di muro vicino alla mostra Topografia del terrore Palazzo del Ministero delle Finanze

17.00. Anche il nostro gruppo riparte per un giro. Direzione: Checkpoint Charlie. Incontriamo il Palazzo del Ministero delle Finanze, un pezzo di muro dietro il quale c'è una mostra Topografia del terrore, sul nazismo. Mi dicono che in questo punto il muro è ancora quello autentico.

Lo stesso Palazzo che oggi ospita il Ministero delle Finanze ha attraversato tutta la storia tedesca del Novecento: sede del Ministero dell'areonautica nazista, poi sede dell'autorità militare russa alla fine della Seconda guerra mondiale e luogo in cui è stata fondata la DDR, infine sede del Ministero delle Finanze nella Germana riunificata (che ha appunto nell'economia, non nella politica internazionale, il suo punto di forza).

18.15. In marcia, ancora verso il Checkpoint Charlie.

Sia io sia Alessandro abbiamo gli occhi un po' sulla strada, un po' sullo smartphone. Io per scrivere questo diario di viaggio. Lui sulla realtà aumentata dell'iPhone, che ci guida perso il Checkpoint.

18.40. Mancato l'appuntamento col gruppo di Roberto alla cioccolateria, siamo al Checkpoint Charlie. Enorme cartello pubblicitario dell'iPad 2.

Pezzo aggiunto da Filippo a questo diario a tradimento impossessandosi del cellulare con cui lo scrivo:

Filippo ce l'ha, ma lui è un grande! Anche alessandro è un grande. Vorrei essere come loro, ma ancora non riesco!

Cioccolata

19.00. Alla cioccolateria Fassbender & Rausch ritroviamo Roberto e gli altri.

Giacomo ordina una cioccolata col rum e gli chiedono il documento. Pensiamo scherzi. Scopriamo che fanno sul serio. Io e poi Filippo restiamo stregati dai giochini che Alessandro ha sull'iPhone (Train Conduct e poi Fruiti Ninja). Si raccoglie un piccolo pubblico di ragazzi che guardano Filippo giocare. Le cameriere sono scandalizzate dal nostro tono di voce, per quanto il nostro comportamento, secondo gli standard italiani, si possa considerare poco meno che esemplare.

19.50. In metro per tornare in Hotel. Alcuni non hanno portato i giubotti e sentono freddo. Abbiamo prenotato per cena alla Brauhaus Mitte, dove non siamo riusciti a entrare la prima sera perché non avevamo prenotato.

20.15. Siamo in albergo.

21.00. Alla Brauhaus Mitte.

22.45. Sempre alla Brauhaus, un tripudio di brindisi in rima. Tra gli altri, Gabriele poeta senza sosta (ma senza pubblico). Vani i tentativi di farlo tacere.

East side gallery

00.15. Quartiere di Kreuzberg. Costeggiamo il muro sulla riva della Sprea, che qui si chiama East side gallery.

00.20. Un barcone si allontana lento lungo il fiume. Ne arrivano, attenuati, suoni di musica tecno e luci colorate.

01.00. In metro verso l'hotel. Cori di ragazzi tedeschi ubriachi sulle carrozze, ma bonari: "La la la la... Tequila!". Poi il punk attempato con cane. Infine il tizio con la tromba. A questo punto Federico: "Vediamo questo cosa sa fare".

01.35. In camera.

Domenica 1 maggio 2011

7.30. Sveglia impietosa.

8.15. Ma quant'è buona la colazione italiana fatta in Germania? Burro, marmellata, yogurt, pane, mele, müsli...

10.00. In treno verso Potsdam.

11.15. Autobus urbano a Potsdam.

11.35. Alla residenza reale Sanssouci di Potsdam. Il primo mulino che vedo in vita mia.

13.00. Pranzo in un Biergarten in zona. Sole e atmosfera da primo maggio.

Io scrivo questo diario sul cellulare nel giardino terrazzato di Sansouci

14.00. Siamo nel giardino di Sanssouci. Geometria perfetta persino del pendio della collina. La fontana ci spruzza addosso per il vento.

14.25. Puntuali all'ingresso programmato (stampato sul biglietto) allo Schloß Sanssouci vero e proprio (non andiamo al Neues Palais).

La statua che rappresenta la poesia ha l'incipit del De rerum natura di Lucrezio. Alcuni si lamentano del fatto che la visita con l'audioguida sia durata poco (per 8 Euro) l'ingresso ala parco invece è gratuito). Sono d'accordo che se per questo palazzetto si pagano 8 Euro, per posti come Caserta se ne dovrebbem pagare 46. Però, dato il dolore cronico ai piedi, dico che la misura contenuta di questa guida conferma il valore della brevità.

15.00. Il giardino di Sanssouci. Ma che bello che è, così (relativamente) piccolo e con le statue bianche al sole del primo maggio.

Orangerie

15.30. Ci siamo inoltrati nel parco vero e proprio (più ampio del giardino). Un gruppo resta a riposarsi nel parco. Uno, più sparuto, viene con me a cercare almeno l'Orangerie.

15.40. Trovata l'Orangerie, che sbuca quasi a sorpresa dalla vegetazione.

Non ci siamo pentiti di aver fatto quest'ultimo sforzo. Gli uccellini, come peraltro annunciato dalla guida, cinguettano. Sanssouci promossa a pieni voti. Nulla però è meglio della luce del sole. Forse anche per questo tutto sembra così bello.

16.15. In autobus sulla via del ritorno. Si organizzano i due gruppi: quello che torna in albergo fino a ora di cena e quello che va a Messa.

16.40. Scopriamo che uno studente ha perso il marsupio con portafogli e documenti. Ci attiviamo per la denuncia e la procedura che gli permetta di rientrare in Italia.

A questo punto torna davvero utile l'essere partiti in quattro professori: Roberto, che parla tedesco, va con Filippo e lo studente a fare la denuncia e a testimoniare la sua identità per il rientro in Italia; Alessandro accompagna quelli che vanno a Messa; io accompagno in albergo chi non vuole andare a Messa.

19.30. I ragazzi non sono ancora tornati dalla Messa, mentre Roberto è tornato dalla polizia. Mi ha detto che la polizia ha trovato i documenti dello studente a Potsdam. Roberto e il ragazzo stanno tornando lì a prenderli. Raccolgo informazioni su internet sul museo ebraico cui fabiano andare domattina.

Il lunedì è aperto dalle 10 alle 22. Fermata U1 o U6 Hallesches Tor; U6 Kochstraße; Bus M41, M29.

19.50. Tornano in albergo anche i ragazzi della Messa, dichiarando di non aver capito niente. Federico: "Peggio del turco".Tra dieci minuti, alle otto, devono scendere tutti, perché siamo prenotati in un ristorante africano, Massai, per le 20.15. Alternativa: un ristrante austriaco in zona, o quel che si trova.

Ristorante africano Massai

20.45. Ristorante africano Massai. Un gruppo di perplessi va altrove. Sul tavolo, pelle sintetica di tigre. Gabriele: "Sapete come fanno questa pelle? Scuoiano i peluche".

22.45. I due gruppi si riuniscono. Il gruppo di Filippo e Alessandro è finito per caso nella più antica birreria di Berlino la Alte Kantine.

22.50. Filippo porta tutti nella zona in cui ha mangiato, la Kulturbrauerei (quella in cui si trova la Alte Kantine). Archeologia industriale. Molto suggestivo.

23.30. Dopo lunga camminata (tutto è chiuso o sta chiudendo), finiamo a prendere un pessimo dessert in un ristorante italiano.

00.45. Prendiamo al volo l'ultima metro U2.

01.05. Siamo in albergo. Domani dobbiamo uscire alle nove e mezza.

Lunedì 2 maggio 2011

07.50. Suona la sveglia, quasi del tutto ignorata.

9.45. Nella hall sbircio il sito del New York Times sull'iPad di un turista. Gli americani dicono che Bin Laden è morto.

10.30. Sul treno della metro verso lo Jüdischen Museum. Sparisce uno dei nostri biglietti di gruppo (per cinque persone). Lo ricompriamo. Oggi pomeriggio esplorazione della città in piccoli gruppi. Filippo e Alessandro vedranno agli Hackesche Höfe un quartiere costruito a inizio Novecento mantenuto (restaurato) come allora. Io vorrei andare al DDR Museum.

11.00. Sulla via per lo Jüdisches Museum. I ragazzi si nascondono tutti mentre camminiamo. Noi professori a nostra volta ci nascondiamo in modo da prenderli alle spalle. Ma Giacomo con un manipolo dei suoi fa una contromanovra di accerchiamento e ci trova per primo.

11.10. Al Museo Ebraico.

Jüdisches Museum, facciata in zinco

Cultura ebraica e astrazione (numeri, geometrie). L'edificio di zinco. Tra tutti i metalli, il meno retorico. Una sirena gialla d'allarme (penso vera) accentua l'effetto antiretorico.

11.50. Iniziamo il giro dentro il museo.

Una stanza vuota ci introduce dallo spazio "normale" a quello museale. Filippo dice che ci dovrebbe essere in tutti i musei. Entrati in questa camera, vediamo che è enorme. Daniel Libeskind, sulla sua stessa architettura: "What is important is the experience you get from it. The interpretation is open". Gli assi del seminterrato sono eccezionali. Quello dell'esilio porta alla luce del giardino dell'esilio. Quello dell'Olocausto è un vicolo cieco e porta a pareti bianche. Nell'asse dell'Olocausto anche le teche sono bellissime, con un cerchio centrale trasparente nel vetro e i bordi gradualmente oscurati. I pavimenti sono inclinati.

Su un documento, l'abbreviazione "KL" (Konzentrationslager). Leggendolo così, scritto con una normalissima biro blu, sembra una cosa normale. Penso ai nostri campi di raccolta (non è forse un sinonimo?) per gli immigrati. Allora andò sembrando normale che si dovessero raccogliere gli ebrei tutti insieme. Oggi sembra normale per gli zingari e per gli immigrati. Ma perché bisogna farlo? Qualcuno ci riflette, si rimette la questione davanti da capo? Ci lasciamo guidare dal pensiero comune, dalle "idee ricevute", come le pecore (e anche gli uomini quando camminano in gruppo), ciascuno a seguire il pensiero normale della pecora che ha immediatamente davanti. KL, campo di raccolta.

Il giardino dell'esilio. Pavimento inclinato. Tutte le forme sembrano squadrate, geometriche, semplici. Invece la percezione fisica della forza di gravità dà un'immagine di difficoltà, confusione, vertigine. Perfetto per esprimere la sensazione dell'emigrato, che è sempre un po' un esule. Geniale, semplicemente geniale. Torno dentro. Ci vuole un attimo a passare dall'asse dell'esilio all'asse chiuso dell'Olocausto.

Raphael Roth Learning Center. Tutto bellissimo.

Bisogna andare al fondo dell'asse dell'Olocausto ed attraversare la parete nera per vedere il resto della mostra. Invece no. Attraverso quella parete si entra nella torre dell'Olocausto. Penso che questa sia l'opera architettonica più bella che io abbia mai visto.

Micha Ullman, Under

Forse per la prima volta nella mia vita, non prendo l'ascensore ma le scale espressamente perché voglio sperimentare l'architettura. Primo piano: una serie di mostre speciali. Micha Ullman: Under: spazio vuoto; i "sommersi" di Primo Levi. Quando uno entra in un appartamento vuoto, imbiancato: una sensazione tremenda. Invece spesso ti succede quando sei con qualche giovane coppia che si sta costruendo casa, e vorrebbe invece trasmetterti la sensazione opposta, di speranza.

Rumori di mensa. Incontro Massimiliano e Vincenzo che mi annunciano uno spazio bellissimo, in cui potrò anche "camminare". "Camminare?" - "Camminare sulle facce". Giro l'angolo. Non erano rumori di mensa. È l'opera Fallen leaves, di Menashe Kadishman, all'interno del "Memory void" di Libeskind. Spazio vuoto, teste di ferro su cui camminare.

Entro nell'esposizione permanente al terzo piano. Il melograno dei desideri. Comunità ebraiche medievali sul Reno. Il Talmud. Il Mischna è scritto al centro, e il commento a lato. Molto del materiale antico (libri,manoscritti, finestre) è esposto in riproduzione. Tavolo del Quattrocento per fare i conti. Commercio e matematica. Alfabeto ebraico. Solo alcune lettere sono nello stesso ordine di quello greco. Computer e pezzi di carta per insegnare ai bambini e a tutti i visitatori a scrivere almeno una parola in alfabeto ebraico. Questa mostra è fondata soprattutto su religione, (meno) commercio e (più) cultura. Un cartello dice che le persecuzioni verso gli ebrei iniziarono nel Medioevo dopo la crociate. "Chiesa" è scritto minuscolo. Capri espiatori per la Peste Nera nel Trecento. La mostra, bellissima, riguarda la vita, non la morte degli ebrei nei secoli, non l'Olocausto. Federico: "È il più bello che abbiamo visto finora. È anche molto più interattivo". In effetti le soluzioni espositive sono meravigliose. E questi vuoti che appaiono a sorpresa da spiragli di finestre. L'Olocausto c'è, ma non quanto ti aspetteresti. È solo una pagina di una lunga storia. E non è trattato in modo orrorifico. Non arrivo a vedere neanche metà del primo dei due piani dell'esposizione permanente. È già l'ora dell'appuntamento. Devo correre attraverso il resto. Ci devo tornare a qualunque costo. Sul libro degli ospiti scrivo: "Non è il museo con il miglior contenuto che abbia visto, ma e il museo più bello che abbia mai visto".

13.55. Fuori dal museo. A Roberto non è piaciuto. A me e a Federico tantissimo. A Giacomo è piaciuto l'assetto architettonico, meno la nostra permanente.

Filippo mi sta parlando delle tre concezioni di museo diverse che abbiamo visto: il Pergamonmuseum, ricostruire il grandioso dell'antico; la Gemäldegalerie, un museo "passivo" ma moderno; l'ebraico, il museo da vivere. Per me dell'ebraico non è bello solo l'aspetto architettonico, o solo quello espositivo, ma la fusione tra i due. Il percorso a piedi non è prevedibile, gli spazi e le luci si susseguono sempre diversi, accompagnando la variazione continua degli stand espositivi, delle postazioni interattive. Il piano sotterraneo e il primo piano introducono nell'atmosfera del museo, seguiti poi dalla mostra interattiva. Impossibile non "ingaggiarsi".

14.20. Siamo a Ku'damm. Aria di America. Evidentemente questa non era Berlino Est.

14.45. Pranzo da McDonald.

15.45. Io vado verso il Museo della DDR. Gli altri rimangono in zona per far fare shopping ai ragazzi.

16.35. Verso il museo. Arrivo a un ponte sulla Sprea. Arrivano gli U2 su una Trabant verde e percorrono a piedi il ponte. Una troupe li riprende. Dall'altra parte del ponte, salgono su un van nero (con il numero 2 dietro). Ritornano dall'altra parte del fiume, quella da cui erano scesi dalla macchina. In questo momento le riprese sembrano ancora in corso: hanno ruotato la camera. Girano la scena una seconda volta: stavolta faccio il video col cellulare.

17.00. Nel Museo della DDR.

Entro in una Trabant. Si possono toccare molte cose. Studi universitari: si veniva selezionati (circa il 10 per cento della popolazione) per accedervi. La scuola era basata su una ferrea selezione meritocratica. Una ferma militare prolungata aumentava le chances di essere ammessi all'università. Essere iscritti alla gioventù socialista era praticamente indispensabile per esserlo. Gli studenti universitari dovevano tutti diventare ufficiali e riserva, facevano le "vacanze" estive lavorando in un cantiere, erano inseriti in classi di 25 studenti, avevano un corso di sport a settimana, dal 1981 ottenevano una buona borsa di studio (200 marchi), aumentata (di altri 150) se avevano buoni voti. Essere trovati con libri compromettenti, come "1984" di Orwell, significava finire nei guai. Si lavorava in brigate, che erano incoraggiate a fare gruppo anche nella vita. Contadini e allevatori erano mobilitati coi nomi di "Facharbeiter für Pflanzenproduktion" e "Facharbeiterin für Tierproduktion". Regola: il 60% della musica suonata doveva essere della DDR o di paesi socialisti. Il 40%, di altre nazioni, ma prodotta da aziende della DDR. Il museo è molto interattivo. Ma piccolo. E un po' feticistico. Buone però le informazioni. Nel complesso, istruttivo.

19.20. Ci incontriamo sulla via del ritorno con gli altri, che tornano dallo shopping e dalla visita agli Hackesche Höfe.

19.40. Di nuovo in albergo.

20.25. Fuori dall'albergo per andare a cenare nella stessa birreria in cui il grosso di noi ha mangiato la prima sera, la Brauhaus Lemke. Nicola innaffia Guglielmo e mezza comitiva.

Brandeburger Tor by night

23.15. Arriviamo alla Porta di Brandeburgo: bellissima, illuminata di notte. Grandi foto di gruppo. Poi, il gran finale. Dall'oscurità, un gruppo di tedesche ubriache. Una di loro, in perfetto italiano, a chi si ritrova davanti: "Voglio il tuo ..."

00.15. In albergo.

Martedì 3 maggio 2011

04.30. Il pullman ci viene a prendere in albergo per portarci in aeroporto.

Siamo puntuali. La torre della televisione brilla nel blu intensissimo di un accenno d'alba.

04.45. In pullman verso l'aeroporto.

Albeggia. Rosso all'orizzonte. Colori che uno non vede spesso. Tre gru allineate. I bracci di ciascuna, paralleli, sono percorsi da una specie di festone illuminato giallo simile a quelli degli addobbi natalizi.

05.35. Colazione in aeroporto. Dico a Roberto: "Anch'io avrei preso questo (yogurt), ma ho la mela". Roberto: "Cosa? Sei ubriaco?"

06.15. Aspettando l'imbarco, c'è chi fa il solletico col filo interdentale ai ragazzi che dormono.

07.05. Volo da Berlino a Milano Malpensa.

09.00. Arriviamo a Malpensa, dove ci aspettano almeno cinque ore di attesa prima del volo per Palermo.

Non posso credere a quanto sia squallido questo aeroporto supposto internazionale, probabilmente del tutto inutile, certamente costato un mare di soldi (nostri) per la gioia della lega (nemica degli sprechi di Roma ladrona). Due bagni soli (ciascuno con un WC solo per sesso) per l'intero piano delle partenze in cui ci troviamo ora. La fila fuori, nel corridoio. Per completare il quadro, un signore si infila saltando la fila. Filippo gli ha promesso battaglia, e quando è uscito abbiamo provato a rimproverarlo. Ignorati. Finalmente entro. Musica: mi rincuoro. Troppo presto: con tempismo imprevisto, lo sciacquone parte non appena mi avvicino. Meno male che si attiva anche quando mi allontano, altrimenti il bagno sarebbe rimasto sonoro ma poco igienico.

11.30. Lupus in tabula in aeroporto.

12.45. Pranzo da MyChef.

13.15. Partono le partite a briscola in quattro e a uno. Nessuno scalo è troppo lungo quando si è in tanti e si sta bene.

16.50. Ritornati a Palermo: baci e abbracci commossi tra i ragazzi di quinta e Filippo.

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