Appunti della conferenza Diritto romano e scienze antichistiche nell'era digitale Firenze, 12-13 settembre 2011

12 settembre 2011, Relazioni del pomeriggio

Paolo Desideri, "Lo storico del mondo antico e il computer: la gestione digitale del documento storiografico"

15.20. Descrive i progetti PRIN che ha coordinato sugli storici antichi e sui testi documentari. Hanno lavorato su un database di passi di storici antichi cui gli storici antichi stessi danno una qualifica analoga alla nostra idea di "documento". Ad esempio, Erodoto dice che i ceppi con cui i Tegeati hanno incatenato gli Spartiati sono conservati fino ai suoi giorni (in questo caso il 'documento' sono i ceppi conservati fino ai suoi tempi). Descrive questo database.

Gianfranco Purpura, "Il trattamento digitale delle fonti giuridiche di tradizione manoscritta"

15.55. Il codex Farnesianus di Festo, digitalizzato. Il nostro obiettivo dovrebbe essere la digitalizzazione globale di tutti i manoscritti medievali (la messa online delle loro riproduzioni fotografiche digitali). Si temeva che gli ostacoli non fossero solo i costi o le resistenza dei detentori di diritti, ma la resistenza delle biblioteche (che temono di diventare inutili). Invece finora le biblioteche si sono mostrate meno restie di quanto si poteva temere.

Il paradosso della conservazione (anche dei manoscritti): gli oggetti sono destinati a cambiare per rimanere se stessi. Consergazione significa rielaborazione (ad es. digitalizzazione).

In ogni caso, la visione autoptica di un manoscritto non viene mai sostituita dall'immagine digitalizzata.

Oggi sono online tantissime fonti testuali senza apparato critico. Spesso non è neanche citata l'edizione di riferimento.

Bisognerebbe ripubblicare tutte le fonti digitalmente (con riferimento diretto ipertestuale alle immagini ad alta risoluzione dei testimoni manoscritti). Ma ci sono i fondi?

Papirologia giuridica, epigrafia giuridica e filologia giuridica sono oggi scomparse all'università.

Alcune biblioteche digitalizzano solo le prime pagine di tutti i loro manoscritti. Altre digitalizzano tutti i loro manoscritti. Ma devono fissare delle priorità: da quali mss. iniziare?

Grandi progetti di digitalizzazione dei manoscritti: Europeana Regia, il progetto di digitalizzazione globale della Biblioteca Vaticana.

Si è data la priorità in questi progetti a codici miniati, perché possono attrarre meglio il pubblico. Si concede però oggi fin troppo allo spettacolare in vista del "grande pubblico" (codici miniati, sfogliamento con fruscio etc.). Invece ci vorrebbero più codici di testi giuridici antichi digitalizzati.

Ci sono progetti specifici di digitalizzazione del mss. (ad es.: di singoli musicisti, di antiche biblioteche smembrate etc.), ma nessun progetto di mss. giuridici antichi.

Ci sono alcune catalogazioni di mss. medievali digitalizzati, ma non sono affidabili o completi.

Fa ora un esempio dell'utilità della collazione tra diversi codici (filologia giuridica) riguardante Varrone, De lingua latina 6.31 (Goetz e Schoell).

Paolo Mastandrea, Risposta immediata a Gianfranco Purpura

Se bisogna dare la precedenza a qualche manoscritto, bisogna iniziare dai testimoni unici.

Pausa caffè, un quarto d'ora.

Antonio Enrico Felle, "Esperienze diverse e complementari nel trattamento digitale delle fonti epigrafiche: il caso di EAGLE ed EpiDoc"

17.00. EAGLE. Storia del progetto EAGLE (cui Felle appartiene). L'epigrafe come monumento, non solo come testo. Al momento si stanno dedicando al testo soprattutto, ma in futuro si farà di meglio. Un problema di EAGLE è ancora la codifica del greco antico. L'idea di fondo di EAGLE è quello della federazione di gruppi di lavoro e progetti diversi, e della collaborazione.

17.18. EpiDOC. XML, TEI, Leiden Conventions. A differenza di EAGLE, EpiDOC usa coerentemente XML. XML permette di aggiungere altre informazioni oltre a quelle delle Convenzioni di Leida (codificate anche in EAGLE). Esempio: le iscrizioni di Afrodisia. Grande ricchezza di informazioni che si possono codificare (ad esempio informazioni sui personaggi citati etc.).

Vantaggi di EpiDOC (XML): più ricchezza rispetto alle tabelle (predefinite) di un database (EAGLE). In XML è possibile aggiungere tags inizialmente non previsti, purché l'aggiunta sia segnalata alla community.

EAGLE è più ricco di descrittori rispetto a EpiDOC (perché EAGLE considera l'epigrafe non solo come testo, ma come monumento). È fattibile che quanto si inserisce in EAGLE d'ora in poi sia EpiDOC-compatible, ma per il pregresso la cosa è più difficile. È auspicabile che EpiDOC e EAGLE continuino a svilupparsi separati. EpiDOC è utile per l'inserimento collaborativo di nuovi epigrafi ma non si presta a corpora di grandi dimensioni.

Isabella Andorlini, "Edzione e ricostruzione digitale dei testi papiracei"

Storia della papirologia digitale. 1931: Convenzioni di Leida per l'uniformità editoriale. Congresso ad Ann Arbor 1968: ulteriore specifica di queste convenzioni. Fine anni '90: prime risorse elettroniche su CD-rom e in rete.

Quelle indispensabili per i papirologi sono HGV (Heidelberg), LDAB (Leuven, più di 16.000 records di papiri letterari), DDbDP (tutti i papiri documentari: più di 50.000 testi), APIS (Columbia University: annovera e collega testi e immagini di tuttii papiri di collezioni americane e di alcune europee), BP (Bibliographie Papirologique, Bruxelles, in CD-Rom con aggiornamenti annuali), BL (B. Liste: correzioni a testi papiracei), WL (Heiderlberg-Koln, dizionario). Tutte risorse che non replicano le risorse cartacee, ma che nascono digitali (anche il dizionario non è più stampato in formato cartaceo, ma solo pubblicato oggi in forma elettronica).

Quindi nella papirologia non siamo più né nella fase di sperimentazione né di fronte a risorse opzionali. Un papirologo non può più scegliere tra cartaceo e digitale: per moltissime cose c'è solo il digitale.

Descrive a titolo esemplificativo una scheda tratta dall'HGV di Heidelberg.

Progetto "Integrating Digital Papyrology" (IDP), 2009. L'integrazione qui non è tra cartaceo e digitale, ma tra i diversi progetti e le diverse risorse digitali disponibili online. Il portale di riferimento è il sito papyri.info. L'idea è che un papirologo qualunque potesse inserire i testi o editarli online in Unicode e in un formato di codifica semplificato. La comunità può suggerire un emendamento a un testo altrui.

All'inzio si temeva che 'editori selvaggi' potessero creare danni. Ma ci sono vari sistemi di controllo: ci sono peer reviewers. Inoltre il linguaggio di marcatura è abbastanza complesso da scoraggiare intrusi.

Imparare a usare l'editor online (e quindi il linguaggio di marcatura). Facile per i giovani, meno per i più anziani. Si sono organizzati quindi dei workshop (2010 e 2011) negli USA, grazie a un grosso finanziamento della Mellon Foundation. Durante i workshop si sono inseriti oltre 3000 testi (così si sono sfruttati i workshop anche per far avanzare il lavoro). Uno di questi workshop è finito giovedì scorso a Londra.

Come funziona l'editor online? Ci si registra con un proprio account, si fa il login, e si apre una finestra di input. Si prende il testo da un file di Unicode (o si digita a mano) e poi si applicano le marcature. L'effetto si vede in tempo reale tramite una finestra di preview. Il sistema è anche in grado di verificare se l'editore umano ha commesso alcuni errori nel corso del'inserimento. Il linguaggio utilizzato è il "Leiden+", cioé il Leiden ampliato (il linguaggio viene dall'esperienza della Suda online; il linguaggio si chiama SoSOL, Son of the Suda OnLine).

Il processo è molto veloce. Un esempio di un testo realmente immesso: immesso il 7 settembre; il peer reviewer l'ha visto e approvato l'8 settembre e l'ha spedito al corpus (tutto il processo di peer reviewing è completamente trasparente); dopo pochi giorni il testo è visibile in rete.

Altro esempio: un papiro tratto da un archivio di un avvocato di Panopoli curato dalla Andorlini. Nel papiro c'erano delle righe scritte perpendicolarmente al testo principale: anche questo si può codificare. Il sistema permette la creazione di un apparato critico.

Oltre all'editor (in cui si corregge direttamente il testo), c'è un'altra possibilità: la proposta di correzioni. In questo caso, si apre una discussione riguardo ad un punto del testo. Qualcuno propone una correzione e la giustifica (line by line commentary). Il board verifica la proposta e, se la ritiene buona, la trasforma in una nota a pie' di pagina pubblicamente visibile.

Mi pare di capire che l'editor serve a correggere errori banali o materiali del papirologo moderno, mentre le 'correzioni' di cui sopra sono modifiche del testo antico (l'errore l'ha fatto il greco che ha scritto il papiro, non il papirologo che l'ha pubblicato).

Il processo di peer review è del tutto trasparente: rimane schedato il nome di chi ha corretto, la data, il voto che il reviewer ha dato etc.

La sfida per il futuro: "Papyrological editor". È un progetto pilota per l'inserimento nel corpus di papiri letterari (attualmente ci sono solo quelli documentari). Ci sono 3300 papiri letterari adespoti ancora da inserire, che non sono inclusi in nessun database ad oggi. Si tratta della fase 3 (IDP3), fase già iniziata. Anche l'università di Parma ci ha lavorato quest'anno: hanno lavorato digitando testi di papiri medici. Alla fine il database genererà anche il lessico delle parole contenute in questi papiri medici inseriti.

Discussione sulle relazioni del pomeriggio

Alessandro Cristofori. Il segreto del successo dei papirologi è la collaborazione, che non si ritrova nello stesso modo tra gli epigrafisti. È inoltre necessario coinvolgere gli studenti. Questo lavoro ha infatti una valenza didattica: lo studente è motivato dal fatto di produrre qualcosa, e inoltre questi strumenti non sono realizzabili senza l'aiuto degli studenti.

Nicola Palazzolo. Innanzitutto bisogna digitalizzare il testo. Certo, l'immagine è importante per papiri e per iscrizioni, ma è più marginale per i manoscritti.

Antonio Enrico Felle. Per l'epigrafia però gli elementi paratestuali o non testuali sono importantissimi. Ad esempio: quale scrittura è usata, la collocazione dell'epigrafe etc. Inoltre moltissimi nel mondo antico vedevano l'epigrafe pur non sapendola leggere (era un mondo di analfabeti), quindi anche l'immagine è importantissima (la digitalizzazione delle immagini, per noi). Questo però, ovviamente, non deve portarci ad essere corrivi nella cura filologica del testo dell'epigrafe.

Isabella Andorlini. Per i papirologi l'immagine è ancora più importante perché quelle dei papiri sono scritture individuali: la decifrazione è più complessa, quindi la visione dell'originale (immagine digitalizzata) è fondamentale.

Gianfranco Purpura. Stiamo andando verso un mondo nuovo. L'integrazione tra le discipline è necessaria. Don Chisciotte diceva: "Lasciate che in fondo io sogni un mondo immortale".

Antonio Enrico Felle. Nelle epigrafi tarde ci sono fenomeni grafo-fonetici, che sono tracia delle evoluzioni della lingua. Pone una domanda a Isabella Andorlini: quando voi papirologi trovate queste forme 'aberranti', come risolvete il problema? Nella trascrizione codificate sia la forma 'variante' sia quella 'normale' (ad es. nel greco attico classico)?

Isabella Andorlini. Il nostro sistema di ricerca ricerca anche nell'apparato. L'editore virtuale (la persona che digitalizza il testo di un'edizione cartaea) non si limita a riprodurre l'edizione cartacea, ma codifica anche l'apparato. Se l'editore virtuale vuole rettificare qualcosa o commentare qualcosa (o cambiare qualcosa) lo fa in nota.

Nicola Palazzolo. E se ci sono più edizioni critiche cartacee?

Isabella Andorlini. Ad Heidelberg hanno dei criteri per scegliere l'edizione cartacea di riferimento, l'edizione "ufficiale". Tra i papirologi funziona così: se uno fa un articolo e dà un nuovo testo per un papiro, poi questo entra in un Sammelbuch e viene edito a sua volta. Ma a questo punto diventa bibliografia. Quindi di fatto il testo "ufficiale" è il primo testo edito. Ma dall'edizione digitale in poi inizia il lavoro della community che corregge il testo online.

Antonio Enrico Felle. Gli epigrafisti, quando digitalizzano un'epigrafe, indicano a quale edizione del CLIL fanno riferimento.

Paolo Mastandrea. Per questo per papiri ed iscrizioni è fondamentale dare l'immagine: quello è il dato definitivo, l'unico. Non così è per le edizioni basate sui manoscritti, quando il nostro desiderio di dare il testo 'originale' è un'utopia.

Orazio Licandro. Cita la correzione di un punto delle Res gestae di Augusto: "potens rerum omnium", non "potitus rerum omnium". Questo cambia tutto: non c'è stato un colpo di stato. La lettura "potens" è stata esclusa per tantissimo tempo per l'autorità di Mommsen, che aveva scelto "potitus". In misura minore che per papiri e epigrafi, questo vale però anche per i manoscritti.

[Persona che non conosco]. Ogni tanto la fotografia 'resuscita' quello che era sparito. Ad esempio, se una parola è stata autorevolmente espunta cinquant'anni fa, una foto del manoscritto che viene fuori oggi può farla resuscitare.

Paolo Mastandrea. Per un filologo testuale sarebbe superfluo avere le fotografie di centinaia di manoscritti di Virgilio, perché il testo defiitivo di Virgilio non esiste (l'autore non l'ha mai finita). L'immagine è molto più importante per le epigrafi e i papiri.

Filippo Briguglio. Noi romanisti studiamo il testo di Gaio come stabilito da Studemund, allievo di Mommsen. Alcuni passi erano completamente illeggibili nei manoscritti, così Studemund scriveva una lettera a Mommsen chiedendo lumi, e Mommsen indovinava quello che Gaio poteva aver scritto in quel punto, senza avere alcun manoscritto davanti (ci sono i carteggi tra i due studiosi a testimoniarlo). Lavorando sulle immagini, spesso lavoriamo in maniera più seria. Quanto all'editor online papilologico, bisogna stare attenti al dilettantismo.

Paolo Mastandrea. Noi siamo abituati a cercare un testo 'originale' perché siamo una civiltà legata a una religione del libro. Ma nessun testo è originale: neanche quello della Torah, perché le tavole che Mosè portò giù dal monte Sinai si ruppero, e la Torah come la conosciamo viene dalla copia che ne fece Mosè, a memoria.

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